Elven Luck (Side-Story) - Giorni di mercato
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Titolo: Giorni di Mercato
Autrice: Dragoneyes
Serie: Eyeshield 21
Rating: PG-13
Genere: AU, Fluff
Pairing: Musashi/Hiruma
Warnings: Yaoi
Disclaimer: Musashi e Hiruma ovviamente non mi appartengono, mio è però il background e i vari personaggi originali che ci sono in giro. Come al solito non guadagno neppure una cartuccia di inchiostro per stampanti a scrivere questa fanfiction ecc ecc...il mio unico divertimento è crear danni psicologici ai lettori sfruttando questi due :P
Note: questa side-story fa parte della mia serie “Akuma to Senshi” e si svolge in mezzo ad Elven Luck (in qualche punto non precisato dopo che Musashi scopre che Hiruma è un demone e prima che sono costretti a fuggire).


Hiruma osservò fuori dalla finestra con fare annoiato. Musashi gli aveva detto di stare attento a non farsi vedere quando si affacciava a quel modo, ma in quel momento il demone non era molto propenso ad ubbidire, troppo annoiato per non approfittare della seppur minima distrazione che guardare fuori dalla finestra gli dava.
Nel paese intorno al castello la gente stava sciamando più del solito, la maggior parte di loro era impegnata nei preparativi della fiera annuale che si sarebbe svolta nei giorni successivi. I suoi occhi chiari si fermarono per un po’ su alcuni ragazzini che si rincorrevano creando scompiglio e un sospiro gli sfuggì alle labbra mentre si allontanava dalla finestra e si andava a stendere sul letto.
Chiuse gli occhi e si chiese se sarebbe riuscito ad addormentarsi se non altro per far passare un po’ di tempo intanto che Musashi era via: era stato impegnato fin da quella mattina presto nel controllare che i preparativi stessero procedendo come si era aspettato, e il demone non era per nulla sicuro che l’avrebbe rivisto prima di quel pomeriggio...o di quella sera se le cose si fossero protratte particolarmente a lungo.
Con sguardo pieno di desiderio fissò la porta che lo separava dal resto del mondo e si chiese se Musashi se la sarebbe presa se avesse fatto un altro giretto a tradimento fuori dalle loro stanze...
Con un ringhio irritato si rigirò dalla parte opposta per non pensarci: sì, sicuramente se la sarebbe presa, quindi tanto sarebbe valso non torturarsi oltre e smetterla di guardare verso la porta come un ossesso. Odiava essere rinchiuso, gli faceva venire la smania ai piedi. Era come quando un adulto vietava ad un ragazzino di fare qualcosa: irrimediabilmente il ragazzino veniva colpito da un desiderio irrefrenabile di infrangere il divieto.
...e sentire le grida eccitate della gente provenire da fuori certo non lo aiutava minimamente a distrarsi...
Nuovamente si rigirò sul letto come un animale in gabbia e nuovamente finì con l’alzarsi e andare a guardare fuori dalla finestra con un lieve broncio disegnato in viso. Davvero...a livello razionale sapeva che Musashi aveva ragione a tenerlo lì...però stava diventando alquanto frustrante...
Quindi, quando sentì la porta della camera di Musashi aprirsi e la voce dell’altro arrivò alle sue orecchie a punta, fu ben felice di raggiungerlo velocemente e stringersi a lui come se fosse stato la sua unica ancora di salvezza.
“Hiruma?” lo chiamo perplesso e vagamente divertito l’umano quando si ritrovò il corpo dell’altro contro il proprio.
“Mi sto annoiando!” esclamò il demone tra l’irritato ed il vagamente disperato perché, davvero, aveva già fatto tutto il fattibile stando chiuso lì dentro.
“L’ho notato” replicò piano Musashi, passandogli una mano tra i capelli e facendogli distrattamente qualche grattino dietro le orecchie a punta. Hiruma socchiuse appena gli occhi a quella sensazione, rilassandosi, mentre delle basse fusa lasciavano la sua gola.
“Rimani con me?” domandò con voce più bassa, sentendo la propria mente annebbiarsi un poco a causa delle dita di Musashi intente ad accarezzarlo con fare gentile.
“Ho da fare altro giù...” replicò l’umano osservandolo. A quelle parole sul viso del demone passò una smorfia mentre si separava da lui e faceva per tornare al proprio letto.
“Allora sono destinato a morire di noia...” commentò, di nuovo irritato, facendo ridacchiare divertito l’altro: per qualche motivo, osservare Hiruma vagare come un animale in gabbia, ai suoi occhi appariva come una visione assolutamente adorabile...probabilmente era colpa dei capelli e gli occhi chiari...o di quelle orecchie a punta...
“So che me ne pentirò ma...” sospirò dopo qualche istante il guerriero avvicinandosi a lui “...vuoi venire giù con me?” gli domandò tornando ad accarezzarlo dietro le orecchie come se fosse stato un gattino.
“Uhm, sicuro? Potrei creare qualche danno...” commentò il demone di rimando anche se un piccolo sorrisetto gli si disegnava sulle labbra: l’idea di lasciare quella stanza era terribilmente allettante.
“Vorrà dire che ti terrò a portata di mano per averti sotto controllo” replicò Musashi dandogli un bacio veloce sulle labbra “Ora mettiti qualcosa addosso per coprire quelle belle orecchiette se non vogliamo ritrovarci entrambi ingabbiati entro stasera” aggiunse dandogli un ultimo grattino.
Quando Hirma si fu messo il mantello e alzato il cappuccio sopra il viso quel tanto che bastava per nascondere le sue orecchie e Musashi si fu messo qualcosa di più comodo addosso ed anonimo, i due scesero in paese. Le strade brulicavano di gente intenta a sistemare gli ultimi preparativi, la zona mercato era diventata un vero e proprio inferno di volti e voci, e lo spiazzo in cui si sarebbero svolti i giochi e le rappresentazioni degli artisti ambulanti non sembrava neppure lontanamente abbordabile.
“Come puoi vedere, c’è poco da guardare e molto da fare” commentò Musashi all’indirizzo del demone.
“E poco fa io avevo molto da guardare e poco da fare” replicò quest’ultimo rivolgendogli un ghignetto che mise in mostra le sue zanne per un istante.
“Come darti torto...” rise divertito il guerriero dandogli una pacchetta leggera sulla schiena “Vuoi mangiare qualcosa?”
Hiruma lo osservò un istante e poi annuì alla domanda.
“Uhm, considerando che mi hai lasciato solo a me stesso per tutta la mattinata, potrebbe essere un’idea”
“Oh, povero bimbo, ti ho lasciato soffrire di solitudine” Musashi disse divertito per poi avviarsi verso la bottega del fornaio seguito dal demone. Hiruma si stava guardando intorno con fare interessato: l’ultima volta che era passato per il paese lo aveva fatto da schiavo, e quel collare magico che aveva avuto al collo non lo aveva esattamente aiutato nell’essere nel pieno delle proprie facoltà mentali. Osservò alcuni ragazzini che giocavano con una palla di cuoio, un ragazzo che sembrava intento a fare la corte ad una giovane dai capelli lunghi e neri, un paio di cani randagi alla ricerca di qualcosa da mangiare e un gruppo di donne intente a spettegolare tra di loro.
Quando raggiunsero il forno lasciò che fosse Musashi a parlare mentre il demone continuava ad adocchiare la strada.
“Mio signore...cosa posso fare per voi?” stava dicendo l’uomo che lo aveva accolto, con fare cordiale, come se fosse abituato alla sua presenza.
“Mi stavo chiedendo se avessi ancora un paio di pagnottine al miele come quelle dell’altra volta: ho una bestiola piuttosto golosa da dover nutrire” disse lanciando un’occhiata verso Hiruma. Il demone restituì il suo sguardo con un sorrisetto divertito per poi tornare a guardare verso la strada.
“Un ospite, mio signore?” domandò intanto l’uomo mentre recuperava quanto gli era stato richiesto.
“Qualcosa del genere” replicò Musashi con un sorriso tranquillo, pagando quando comprato, per poi dare una pagnotta a Hiruma. Il demone la prese e la annusò un paio di volte. Una volta stabilità che sì, vi era il miele e che quindi sì, poteva sacrificarsi per un bene superiore, ne mangiò un pezzo.
Musashi ebbe un altro sorrisetto nel vedere come Hiruma stesse esaminando quella povera pagnotta e scosse appena il capo, divertito. Salutò infine l’uomo e tornò dall’altro riprendendo il giro per il paese.
“È qui che le prendi di solito?” domandò il demone dopo qualche passo prendendo un altro boccone. Musashi azzannò la propria pagnotta ed annuì mentre allungava una mano a dargli un pizzico sul fianco.
“Devo pur nutrire in qualche modo questo animaletto viziato che mi sono trovato” replicò divertito ricevendo una linguaccia da parte del demone.
“Se non mi vuoi puoi sempre cacciarmi”
“E perdere la mia potenziale fonte di guai personale? Non potrei mai...”
“Oggi sei particolarmente rompiscatole, cosa ti è successo stamattina per metterti così di buon umore, umano?” domandò Hiruma avvicinandosi e restituendogli il pizzico sul fianco.
“Mi piacciono i giorni di festa” replicò Musashi dopo aver riflettuto un istante “Mia madre è sempre stata patita di queste cose e temo che abbia trasmesso la stessa passione a me...”
“Giocare con i comuni mortali e riempirti di roba fino a distruggerti lo stomaco? Davvero una meravigliosa aspirazione” ghignò il demone facendo ridere divertito anche l’altro.
Ben presto i due arrivarono nella zona in cui gli artisti di strada si stavano allenando per le esibizioni che avrebbero tenuto il giorno dopo. Una mezza dozzina di ragazzini li stavano osservando rapiti, ed alcuni di loro erano stati anche invitati a provare loro stessi alcuni dei numeri più semplici.
“Ne avete anche voi di artisti del genere?” domandò distrattamente Musashi indicando un gruppetto di giocolieri intenti a chiacchierare animatamente probabilmente a proposito di qualche numero che avevano in programma di fare.
“Qualcuno” replicò il demone osservano nella stessa direzione “Non ne arrivano mai molti a causa del deserto: per voi non è mai facile attraversarlo, e, da quanto ne so, in linea generale noi demoni manchiamo di propensione artistica” aggiunse l’ultima parte con un mezzo sorrisetto come se si fosse ricordato di qualcosa di divertente in materia “Una volta mia sorella ha tentato di imparare a disegnare, ma i risultati sono stati alquanto pietosi...”
“Non potranno mai essere così scandalosi come quelli di Mamori, te l’assicuro” Musashi replicò divertito per poi riflettere un istante su quello che aveva appena sentito “Hai un sorella?”
A quella domanda Hiruma gli lanciò un’occhiata, come se lo stesse valutando, ed annuì appena.
“Una sorella minore...e un fratello minore” gli rispose finendo l’ultimo boccone della pagnotta che ancora aveva in mano “Sono due scalmanati, non hanno un attimo di pace, sono la dannazione di mia madre...”
“E tu?”
“Io sono la dannazione di mio padre” replicò il demone biondo con un ghigno più ampio mentre si leccava le dita ancora appiccicaticce a causa del miele “Ha una certa mania di controllo, ed il fatto che io agisca sempre a prescindere dalla sua volontà, lo fa diventare matto...”
“Sì, ho notato una certa vena di ribellione da parte tua...” commentò divertito l’umano puntando lo sguardo sulla sua mano, incantato inconsciamente da quella lingua che ne stava meticolosamente ripulendo i polpastrelli. Quando Hiruma tornò a posare gli occhi su di lui, si rese conto dell’effetto che gli stava facendo e un altro ghigno gli si disegnò sulle labbra mentre gli si faceva più vicino, tanto che i loro corpi furono sul punto di sfiorarsi ed il viso del demone era solo a una manciata di centimetri da quello dell’altro. Con lentezza si leccò le labbra su cui ancora era rimasta qualche traccia di miele e il guerriero si lasciò sfuggire una bassa risata divertita.
“Ci stai prendendo gusto?” domandò.
“Non hai idea di quanto...” replicò il biondo in un mormorio invitante mentre si allungava a poggiare appena le labbra sulle sue, in un veloce contatto atto a stuzzicarlo. Musashi diede una rapida occhiata intorno, notando che nessuno stava facendo caso a loro in quel momento, e si sporse a sua volta per baciare quella bocca invitante, concedendosi qualche istante per succhiarla come si deve, per poi allontanarsi a sua volta.
“E per il resto dovrai aspettare” aggiunse poggiando un dito sul naso del demone, come ad avvertirlo che non accetterà comportamenti più espliciti da parte dell’altro fintanto che sono in pubblico.
“Uhm, direi che posso accontentarmi...” replicò il demone dandogli una leccata veloce al dito per poi prendere la sua mano tra le proprie e mettersi a disegnare invisibili ghirigori sul dorso con le unghie “Se l’avessi fatto qualche tempo fa ti saresti arrabbiato e mi avresti ‘messo in punizione’...la mia mala influenza sta cominciando a fare effetto” ghignò divertito.
“La tua mala influenza ha cominciato a fare effetto già da un bel po’, sventuratamente” replicò il moro di rimando. I due non dissero nulla per qualche minuto, concentrando nuovamente la propria attenzione sugli artisti che si erano raggruppati ad improvvisare uno spettacolino per distrarre i ragazzini sciamanti che sennò avrebbero infastidito i loro colleghi.
“Hiruma...” Musashi lo chiamò dopo una decina di minuti.
“Uhm?”
“Sono contento”
A quella frase Hiruma spostò completamente la propria attenzione su di lui e lo osservò incuriosito.
“Solitamente farti dire qualcosa di te è un’impresa impossibile...” spiegò Musashi divertito dalla sua espressione “...sono contento che questa volta tu me ne abbia parlato di tua iniziativa”
Il demone sbattè le palpebre, perplesso, e sembrò riflettere qualche istante.
“Per natura non mi piace dare informazioni in giro” spiegò “Si vede che in tua presenza mi sento tranquillo...” aggiunse realizzando lui stesso solo allora quel fatto: non era abituato ad essere così rilassato in presenza di un’altra persona, specialmente se non-demone...
Un piccolo sorriso piegò le labbra di Musashi a quelle parole e gli si fece nuovamente più vicino, allungando una mano per prendere quella dell’altro, accarezzandone il dorso con il pollice.
“Ne sono contento...” commentò piano osservandolo con espressione gentile. Il demone biondo restituì lo sguardo e per alcuni istanti non disse nulla, poi sospirò chiudendo gli occhi per un istante. Quando li riaprì aveva un sorriso indecifrabile sulle labbra mentre si allungava a dargli un bacio sulla guancia.
“Ne sono contento anche io” replicò sempre con quell’espressione, per poi lasciare andare la sua mano e facendo per avviarsi nuovamente verso il castello “Torniamo indietro? Ti ho già rapito ai tuoi doveri a sufficienza per oggi” aggiunse divertito. Musashi si lasciò sfuggire una risata mentre lo seguiva.
“Se è per te posso trascurare i miei doveri anche per un altro poco”
“Sai...” cominciò Hiruma a quella frase, lanciandogli un’occhiata “...sono contento che tu l’abbia detto...”
“...Hiruma...cos’hai in mente?”
“...perchè avevo proprio voglia di ricevere quel ‘resto’ di cui stavamo parlando prima...” concluse rispondendo indirettamente alla domanda dell’altro.
“Hiruma...”
“Sì?”
“Sei senza pace lo sai?”
“Umano, ho solo te a portata di mano con cui scaricarmi, prenditi le tue responsabilità per avermi comprato”


FINE