Out of Time
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Titolo: Out of Time
Autrice: Dragoneyes
Serie: Kamen Rider Kiva
Capitolo 1/3
Rating capitolo: PG-13
Genere: What if
Pairing: Jirou/Otoya, Otoya/Maya, Nago/Wataru
Warnings: Yaoi
Disclaimer: ahimé i personaggi non mi appartengono, sarei ben felice di adottare Otoya, Jirou e Maya, ma credo che non sarà mai possibile XD. Come al solito non ci guadagno neppure un confetto al cioccolato a scrivere questa fic e bla bla bla, la solita roba.


Non era stata una cosa volontaria, davvero, Wataru non aveva minimamente pensato che sarebbe potuto accadere qualcosa del genere. Aveva reagito per puro istinto in quel momento e non si era neppure accorto del fatto che stesse tornando al presente. L’unica cosa che aveva occupato la sua mente era il fatto che sapeva che suo padre stava male a causa delle trasformazioni in Dark Kiva nonostante questi stesse facendo un ottimo lavoro nel non darlo a vedere.
Quando gli aveva afferrato il braccio la sua idea – o non idea, considerando che aveva agito prima di decidere sul da farsi – era stata solo quella di tentare di farlo ragionare e farlo smettere di comportarsi come se tutto andasse bene, ma aveva scoperto qualche istante dopo di essere nuovamente nel Castle Doran e che la sua azione istintiva aveva avuto un risultato imprevisto: accanto a lui, nel castello, nella linea temporale del 2008, lì di fronte alla porta usata per tornare nel passato, stava un Kurenai Otoya del 1986 decisamente perplesso ed intento a guardarsi intorno con fare tra il curioso e lo stranito.
Per un istante nella mente di Wataru passarono tutti i discorsi – anche se alcuni piuttosto deviati e riadattati dalla propria memoria carente in materia - sui paradossi temporali che Shizuka faceva ogni qualvolta alla tv dessero qualche nuovo drama o anime fantascientifico. Ebbe addirittura il tempo di domandarsi se l’universo non stesse per collassare su sé stesso, prima di accorgersi dell’uomo di fronte a loro intento a fissare Otoya come se fosse un fantasma.
Tale suddetto uomo – meglio conosciuto come Jirou, ultimo Wolfan ancora in circolazione, ed ex-quasi semi-compagno della sfarfaleggiante creatura che Wataru aveva visto bene di riportare con sé dal passato – era attualmente intento a cercare di dare un senso logico a ciò – o meglio a chi – si trovava in quel momento di fronte a lui.
“Uh, Jirou?” si riuscì a riscuotere dal proprio stato di trance incredula quando si sentì chiamare da quella irritante – e sventuratamente anche adorabilmente confusa – voce che non aveva sentito da più di venti anni a quella parte.
“Otoya...tu non...” fece per dire il lupo ma si bloccò quando un dubbio atroce ebbe la splendida idea di fare capolino nella sua mente: sapeva più o meno in che periodo Wataru fosse andato quando aveva attraversato la porta, ma non era per nulla certo di quanto tempo avesse trascorso nel passato prima di tornare indietro, ciò che ora lo preoccupava era il fatto che quel periodo fosse maledettamente vicino a...
Con uno scatto si girò verso Wataru e lo afferrò per la camicia per poterlo fissare dritto negli occhi con uno sguardo tale da far inquietare quest’ultimo.
“Quando siete tornati qui?” gli domandò rendendosi però quasi immediatamente conto che la domanda non era molto chiara posta a quel modo “Che cosa è successo prima che foste riportati qui?”
Wataru era stato sul punto di dirgli che avevano appena sconfitto il vecchio King, ma proprio in quel momento, quasi fosse stato evocato dalla preoccupazione di Jirou, Otoya emise un lamento soffocato di dolore, mentre cadeva in ginocchio e si stringeva le braccia al petto. Serrò le labbra ed i denti, cercando di trattenersi dall’emettere altri di quei suoni, ma il dolore che gli stava attraversando il corpo in quel momento – simile a improvvise ed irregolari scariche elettriche - era qualcosa a cui neppure lui era abituato nonostante avesse alle proprie spalle un considerevole numero di precedenti per quanto riguardasse ammaccature e ferite varie.
“Otoo-san!” esclamò Wataru correndogli immediatamente accanto quando Jirou lo lasciò andare per concentrare la propria attenzione su quel maledetto pseudo-martire che sì, proveniva esattamente da QUEL periodo, esattamente DOPO aver avuto la brillante idea di trasformarsi per tre volte consecutive in Dark Kiva.
Un ringhio misto di rabbia, frustrazione ed un’orribile sensazione di dejà vu, che se fosse stato per lui sarebbe rimasta sopiti in eterno, gli lasciò le labbra mentre la sua mente lavorava a velocità inumana per trovare un modo di far sopravvivere almeno questa volta quel masochista cronico che si trovava di fronte.
L’unica idea che gli venne in mente non sapeva neppure se fosse applicabile ad un essere umano comune – ma d’altra parte Otoya era tutto fuorché comune – e non aveva tempo di pensare ad un’altra: ignorando completamente la presenza di Wataru, si caricò Otoya in braccio, avviandosi a passo veloce lungo i corridoi del castello.
In quei ventidue anni che aveva passato lì aveva ormai esplorato tutto il castello più e più volte a causa della noia – non c’è mai molto da fare quando sei costretto a vivere dentro un castello con due sole altre persone il cui massimo dell’aspirazione è giocare a carte o a scacchi tutto il tempo -, e sapeva che c’era una stanza che faceva al caso suo. Era un luogo utilizzato dai Checkmate Four per curarsi dalle proprie ferite – o almeno così aveva ipotizzato la prima volta che lui, Ramon e Riki avevano scoperto a cosa servisse -. Qualche volta erano stati costretti ad usarla anche loro a causa dei combattimenti di Wataru contro i Fangire: per quanto non fossero feriti direttamente quando andavano in sui aiuto, a lungo andare era una situazione deleteria per i loro corpi, perché ogni colpo inferto al ragazzo sembrava riflettersi – anche se in forma più leggera – sui loro.
L’unico dubbio che Jirou aveva ancora in merito a quella stanza era se funzionasse effettivamente anche con gli umani, perché non aveva mai assistito ad un precedente del genere e dubitava alquanto seriamente che il vecchio King avesse mai fatto entrare all’interno del suo castello uno qualsiasi di loro per curarsi.
Una volta dentro la stanza si avvicinò alla piccola pozza curativa che vi era all’interno e, una volta liberato velocemente Otoya dei vestiti, ve lo immerse dentro. L’acqua era poco profonda e Jirou potè sistemarlo senza difficoltà in modo da lasciargli la testa appoggiata contro il bordo per consentirgli di respirare. Il lupo in realtà non era neppure certo del luogo da cui provenisse quell’acqua né se fosse l’acqua in sé o quel luogo a darle quei poteri curativi, ed in realtà in quel momento poco gli interessava, purchè funzionasse e non fosse costretto per la seconda volta in vita sua a maledire con tutto sé stesso il destino che si divertiva a fargli venire delle coliche mostruose a causa di quell’umano suicida.
Quando fu immerso nell’acqua limpida, Otoya parve trattenere il fiato per un istante, per poi sospirare appena mentre lentamente il suo corpo si rilassava come se gli spasmi che aveva provato in precedenza stessero lentamente scemando. Aveva chiuso gli occhi ad un certo punto mentre il lupo lo stava trasportando lì, e Jirou non era del tutto sicuro che l’altro fosse ancora del tutto cosciente.
Lo osservò un istante stringendo appena le labbra, passando lo sguardo sul viso pallido dell’altro e notando come l’altro sembrasse respirare a fatica. Istintivamente allungò una mano verso di lui ma la bloccò a qualche centimetro dalla sua fronte, scosse il capo, e l’allontanò nuovamente mentre si risollevava in piedi avviandosi verso la porta.
Quando fu fuori trovò Wataru ad attenderlo, lo sguardo agitato mentre si torturava il labbro inferiore con i denti. Vedendo il lupo uscire dalla stanza, il ragazzo gli si avvicinò velocemente e fece per parlare, richiuse la bocca senza emettere un suono, e poi tentò di parlare di nuovo.
“C-come sta?” domandò con voce nervosa e un’espressione da cerbiatto sperduto che fecero domandare per l’ennesima volta a Jirou da chi avesse preso quel carattere incerto: entrambi i genitori del ragazzo erano fin troppo sicuri di sé e di ciò che stavano facendo per i suoi gusti.
“Ho fatto il possibile” replicò non volendo sbilanciarsi troppo nel dare un giudizio sulle condizioni attuali di Otoya, se non altro sembrava che le fitte fossero passate...
Per un istante non disse nulla, poi sospirò mentalmente perché sapeva purtroppo che ben presto avrebbe avuto un altro grattacapo a cui badare.
“Fammi un favore” esordì rivolgendosi di nuovo a Wataru “Vai a chiamare tua madre e dille di venire qui”
“Uh...perchè?” chiese incerto Wataru, non riuscendo a capire il motivo di quella richiesta.
“Perché è quella che ne sa di più di questo maledetto castello e delle sue maledettissime porte”


Maya non odiava Jirou, anzi, in un certo qual modo era divertita dal suo comportamento e lo considerava al pari di un ragazzino dispettoso: immensamente irritante ma anche un ottimo intrattenimento se non c’era altro da fare.
I problemi solitamente sorgevano quando, per un motivo o per l’altro, Jirou si avvicinava troppo ad Otoya per i suoi gusti. Non che fosse gelosa – se fosse stata gelosa con uno come Otoya tanto sarebbe valso smettere di amarlo per quello che era – solo che a suo modesto parere Jirou poteva anche TENTARE di stare lontano da Otoya qualche decina di centimetri in più quando erano in sua presenza.
Per questo motivo quando Wataru le aveva riferito che il lupo voleva vederla, non si era minimamente scomposta e si era limitata ad andare a Castle Doran con tutta la tranquillità di questo mondo, e, una volta che si era trovata di fronte a lui, si era limitata a mostrare il sorriso mezzo accennato che aveva sempre dipinto in volto.
“Abbiamo un problema” esordì l’altro.
“Uhmmm...che genere di problema?” domandò quietamente la donna, osservandolo come se fosse vagamente divertita dal fatto che l’altro stesse cercando di nascondere quella che a lei sembrava un’evidente agitazione.
“Del genere che sventuratamente tuo figlio ha preso la stupidità del padre invece che il giudizio della madre” Jirou replicò seccamente: stare da solo in presenza della donna gli ricordava spiacevoli questioni lasciate in sospeso di cui non poteva neppure prendersi la rivincita perché l’altra era attualmente sprovvista dei propri poteri da Queen.
Sentendo quelle parole Maya inarcò appena un sopracciglio e gli si avvicinò di un passo tenendo lo sguardo puntato nel suo.
“Wataru non è stupido” gli disse “Otoya è indubbiamente stupido – sarebbe assurdo negarlo, l’essere stupido è la sua essenza ultima –, ma Wataru non lo è”
“In questo momento è la persona che io conosca più vicina alla stupidità del padre” replicò il lupo sostenendo lo sguardo dell’altra. Per qualche istante nessuno dei due non disse nulla, infine Maya sospirò appena.
“Cosa stai tentando di dirmi, Wolfan? Cos’è successo di tanto grave da costringerti a chiamare me tra tutte le persone?” chiese infine la donna, assottigliando leggermente lo sguardo.
“Che tuo figlio ha avuto la splendida idea di riportarsi un souvenir dal suo viaggio nel passato”
Maya lo fissò. Sbattè le palpebre una volta, due volte, poi i suoi occhi si allargarono leggermente non riuscendo a nascondere del tutto il dubbio che le aveva appena attraversato la mente.
“...lui?” domandò solamente e, quando vide il piccolo cenno di assenso del lupo, il suo sguardo mutò ancora per un istante diventando un misto tale di emozioni contrastanti che persino Jirou decise di trattenersi dal fare qualche commentò inappropriato.
Alla fine un debole sospirò lasciò le labbra della donna mentre riportava lo sguardo sull’altro.
“Hai ragione, è davvero stupido quanto il padre”
Jirou non riuscì a trattenere un piccolo ghignetto a quelle parole mentre riprendeva il discorso.
“Ora, prima che ti porti da lui...uhm...quella specie di pozza curativa che avete in una delle stanze di questo castello, l’avete mai provata su un umano?”
“...non che io sappia” replicò Maya inarcando nuovamente un sopracciglio “È ferito?”
“Più che ferito sarebbe dovuto essere morto in realtà...”
Maya lo fissò, nuovamente i suoi occhi si assottigliarono mentre allungava una mano ad afferrargli il davanti della camicia, tirandolo giù in modo da poterlo fissare negli occhi.
“Lupo, mi stai dicendo che Wataru l’ha riportato qua poco prima che morisse?” con un tono di voce tra il serio ed il gelido che fece esitare un istante persino Jirou.
“Non ne ho ancora avuto la conferma” cominciò lentamente “...ma considerando com’era ridotto non riesco ad immaginare nient’altro...”
La donna emise un suono di irritazione mentre dava un ultimo strattone all’altro come per scaricare la frustrazione che sentiva, per poi lasciarlo andare e portarsi una mano alla bocca con fare pensoso.
“Temo allora che il problema sia più grande di quello che pensi” sospirò alla fine scuotendo appena il capo, ricevendo un’occhiata interrogativa da parte dell’altro “Portami da lui e lo spiegherò ad entrambi, a quanto pare mio figlio è riuscito nell’impossibile impresa di essere persino più stupido del padre”


Otoya riprese lentamente conoscenza. La prima cosa di cui si rese conto era l’acqua in cui era immerso, la seconda fu la sensazione di indolenzimento generale quando tentò di muoversi, e la terza fu che i suoi occhi sembravano impiegarci più del dovuto per mettere a fuoco ciò che lo circondava.
Sentì due dita contro la propria guancia, carezzandola, e spostò lo sguardo su quella che ancora era una macchia scura dai contorni indefiniti.
“...Maya?” domandò piano quando i suoi occhi sembrarono finalmente riprendere possesso delle proprie funzioni, ricevendo un piccolo sorriso vagamente triste ed un’altra carezza sulla guancia.
“Ben svegliato” replicò la donna facendo scivolare via la mano dal viso dell’altro e poggiandola a terra accanto a sé. Era inginocchiata sul bordo della pozza in cui Otoya ancora giaceva ed accanto a lei, qualche passo più in là, vi era un silenzioso Jirou intento ad osservare la scena.
Lentamente Otoya si sollevò a sedere, per nulla imbarazzato della propria nudità – d’altra parte, perché avrebbe dovuto esserlo di fronte a quei due in particolare? – e strinse un poco gli occhi, sbattendoli ancora qualche istante per finire di mettere a fuoco ciò che lo circondava.
“Dove mi trovo?” domandò con voce ancora debole.
“Il dove è semplice, sei dentro il Doran Castle” replicò Maya osservandolo con calma “La domanda ideale sarebbe il ‘quando’...” ricevendo un’occhiata perplessa come unica risposta.
“Il tuo stupido figlio ha avuto la splendida idea di portarti nel futuro” spiegò la donna “E questo altrettanto stupido lupo ha avuto l’altrettanto brillante idea di curarti”
“...quindi...non dovrei essere qui?” domandò Otoya, ancora leggermente perplesso dal tono della donna: non riusciva a capire il perché di quella punta di sarcasmo nelle sue parole.
“No, dovresti essere morto”
Nuovamente Otoya sbattè le palpebre perplesso un istante, per poi scrollare le spalle.
“Oh, beh, sono contento di essere ancora vivo allora” replicò per nulla smontato dalle parole dell’altra.
“No, non dovresti” sospirò la donna, cominciando a sentire un certo accenno di mal di testa per tutta quella situazione “Sei bloccato qui”
“Cosa?!”
Questa volta Otoya fece un lieve saltino preso in contropiede dall’improvvisa esplosone del lupo accanto a loro. Jirou non aveva emesso un suono fino ad allora, avendo intuito dal comportamento di Maya che qualcosa non andasse ma non riuscendo a capire di preciso cosa, ma quelle ultime parole della donna erano state più che sufficienti a smuoverlo.
Quest’ultima si girò a lanciargli un’occhiata per poi continuare il discorso spiegando quale fosse il motivo per cui si era scatenata tutta quella situazione assurda.
“Non so che idea vi siate fatti tu e mio figlio su quella porta...” cominciò rivolgendosi al lupo “...ma quella porta non manda la gente NEL passato, ma in UN passato. La persona che la oltrepassa viene portato in un periodo qualsiasi del proprio passato, e una volta che il tempo che può trascorrere lì è esaurito, riviene portata nel proprio presente. Una persona che viene portata nel futuro da qualcun altro, solitamente può essere rimandata nel proprio tempo perché il suo tempo presente coincide con il passato dell’altra persona, e basterebbe che entrambi facessero nuovamente il viaggio nel passato insieme perché ognuno possa tornare alla fine nel proprio tempo” si fermò un attimo per controllare che gli altri due le stessero prestando attenzione e sperando che avrebbero capito quantomeno a livello intuitivo la sua spiegazione.
“Wataru però ha portato nel ‘presente’ qualcuno che sarebbe dovuto morire nel ‘passato’, e quella persona è stata curata fino a sopravvivere”
“...e quindi?” domandò Jirou, temendo di sapere già dove stesse per andare a parare quel discorso.
“E quindi...” sospirò appena Maya “Otoya non può tornare nel passato per il semplice fatto che non esiste un passato in cui sopravvive: se anche tentasse di attraversare quella porta non ci riuscirebbe perché NON C’È un passato in cui possa tornare”
Otoya e Jirou la fissarono: il primo ancora stava tentando di collegare bene tutto ciò che l’altra aveva appena detto, il secondo sospirò con fare talmente sconsolato che persino l’umano notò la cosa e gli lanciò un’occhiata.
“Mi ero abituato all’idea che fossi morto...” lo sentì mormorare sottovece più a sé stesso che agli altri due, e per ancora qualche istante Otoya non si mosse. Poi si voltò verso Maya, muovendo le labbra per formare un muto ‘perdonami’, e si sollevò infine in piedi, uscendo definitivamente dalla pozza e andando a fermarsi solo quando fu di fronte al lupo.
“Come se vi possiate liberare entrambi di me così facilmente...” replicò piano, allungando le mani per poggiarle sulle guance dell’altro mentre avvicinava il viso al suo. Jirou lo osservò per qualche istante senza dire una parola, il suo sguardo si fissò in quello di Otoya per poi deviare leggermente sulle sue labbra: il suo corpo sembrava ricordarsi ancora fin troppo bene che effetto gli facesse la presenza di quell’umano...
La sua mente tuttavia sembrava non essere ancora totalmente della stessa idea e, prima che Otoya potesse allontanarsi, gli afferrò le guance tirandole e stringendole in realtà con un po’ più di forza di quanto si sarebbe meritato.
“Jirou!” esclamò quest’ultimo con fare dolorante mentre tentava di liberarsi dalla presa dell’altro.
“Come se fossi felice di sapere che tu sia bloccato qui a rendermi la vita un inferno!” replicò il lupo di rimando dandogli un ultimo strattone alle guance, finendo col lasciarvi sopra il segno delle unghie, prima di lasciarlo andare.
Otoya si massaggiò le parti lese con un lieve broncio sulle labbra mentre adocchiava Jirou con uno sguardo che sarebbe dovuto essere malevolo ma che era finito con l’essere semplicemente simile a quello di un ragazzino offeso da un suo coetaneo.
“Stavo solo cercando di mostrare un minimo di empatia...” borbottò cercando qualcosa da mettersi addosso con lo sguardo perché stava discretamente cominciando a gelarsi.
“Tieni, imbecille” sospirò alla fine Jirou mollandogli in mano dei vestiti puliti che aveva trovato in giro per il castello mentre l’altro era privo di sensi.
“E io che pensavo volessi tenermi qui nudo per te...” cinguettò Otoya con un ghignetto facendo ringhiare il lupo, irritato.
“L’unica cosa che voglio in questo momento è vederti morto come dovresti essere!”
“Mi sei mancato tanto anche tu” replicò l’umano con lo stesso tono usato in precedenza.
“Muori una volta per tutte e liberaci della tua presenza!” scattò alla fine Jirou, riuscendo solo a far ghignare ulteriormente Otoya e sospirare appena Maya.
“Tutto ciò ha un che di così idillicamente ridicolo che è un peccato dovervi lasciare...” commentò quest’ultima sollevandosi infine in piedi “...ma devo evitare che i miei due stupidi figli si ammazzino a vicenda, quindi se volete scusarmi...” avviandosi verso la porta. Il ghigno sul viso di Otoya scemò e questi si affrettò a raggiungere la donna, fermandosi di fronte a lei e prendendo le sue mani nelle proprie.
“Creo sempre un mare di problemi, vero?” domandò piano con un sorriso appena accennato sulle labbra.
“È una tua dote naturale temo” Maya replicò con lo stesso tono. Il sorriso sul viso di Otoya si allargò leggermente mentre questi si allungava a darle un bacio leggero sulle labbra. Quando poi infine la donna se ne andò lasciandolo solo con Jirou, si voltò verso il lupo e gli mostro un ghignetto notando il suo sguardo.
“Non essere geloso...” disse divertito avvicinandosi a lui e ricevendo come risposta un’occhiata omicida.
“Sei particolarmente fastidioso oggi, lo sai?” sbuffò il lupo.
“Sono solo felice di essere sopravvissuto” Otoya replicò mentre si stiracchiava un pochino le braccia e mostrava anche a lui lo stesso sorriso che aveva riservato poco prima a Maya “E sono felice di piacerti a sufficienza da convincerti a salvarmi al vita” aggiunse nuovamente divertito. All’ultima frase Jirou non replicò immediatamente, storcendo appena il naso, per poi convincersi finalmente a parlare.
“Otoya...”
“Uhm?”
“Fammi un favore e muori sul serio la prossima volta”