Jealousy Issues
Commenti al capitolo - 1
Titolo: Jealousy Issues
Autorici: Dragoneyes & Miyuki
Serie: Eyeshield 21
Pairing: Agon/Unsui
Rating: NC-17
Note: Auguri nipo/sis Saya!! *__*


Agon infilò la divisa da football nel borsone con ben poca grazia, la sua solita espressione irritata da qualunque cosa lo circondi. Avevano appena finito gli allentamenti e come ormai accadeva sempre da quando i Naga erano stati battuti dai Devil Bats, si era unito ai propri compagni di squadra nonostante l’idea di allenarsi ancora non fosse sedimentata del tutto all’interno del suo ego.
Unsui stava ancora finendo di allacciare la propria divisa in modo impeccabile, soddisfatto di come era andato l'allenamento e soddisfatto che il fratello avesse iniziato a parteciparvi come tutti, anche se sapeva che i motivi nella sua testa erano tutt'altro che quelli giusti. Lui personalmente non aveva il talento dell'altro, aveva sempre dovuto impegnarsi al meglio per raggiungere i risultati prefissati ma trovava appagante sapere di esserci riuscito con le proprie sole forze.
Agon finì di sistemare il borsone e se lo caricò in spalla.
“Io vado a farmi un giro” disse rivolgendosi ad Unsui sempre con quell’aria irritata disegnata in faccia “Avverti tu i vecchi che rientro tardi” per poi avviarsi verso la porta senza neppure attendere che il gemello gli avesse dato una risposta.
Unsui si era voltato nella sua direzione, forse nel tentativo di rimproverarlo per quello stile di vita così inappropriato e dissoluto ed impedirgli di fare come al solito di testa sua, ma per una volta non disse nulla di tutto ciò. Si limitò a fare un cenno col capo prima di tornare a mettere via la propria roba nello zaino.
"Cerca solo di non fare troppo tardi, ricordati che abbiamo allenamento anche domani mattina"
“Certo, certo” rispose l’altro gemello solamente, eliminando immediatamente la raccomandazione dalla propria mente, badando solo per un istante al fatto che Unsui quel giorno sembrava stranamente collaborativo, ma decidendo che non gli interessava di sapere più di tanto il motivo se la cosa giocava a suo favore.
Senza aggiungere altro uscì poi dagli spogliatoi decidendo di andare a vedere se riusciva a trovare qualche ragazza sufficientemente carina per i suoi standard con coi passare la serata.


Agon tornò a casa quella sera sul tardi, un’espressione decisamente molto soddisfatta sul viso e un ghignetto sulle labbra mentre armeggiava con le chiavi per aprire la porta della casetta a due piani in cui viveva con Unsui ed i loro genitori.
Era ancora un po’ brillo a causa della birra che aveva bevuto insieme alle due ragazze che era riuscito ad abbordare per strada, e una volta dentro, invece che andare fino in camera propria a dormire, decise di andarsi a sdraiare sul divano del salottino a guardarsi un po’ di televisione.
L'abitazione era piuttosto silenziosa, segno che probabilmente i suoi erano ancora fuori o già coricati e che il fratello era chiuso in camera sua a fare il suo solito lavoro da secchione sui compiti assegnati loro quel giorno a scuola. La cosa sinceramente non gli interessava, così continuò a guardare la tv cambiando canale fino a trovare un drama piuttosto scadente ma con ragazze molto ben dotate.
Era per nel suo mondo di fantasticherie quando sentì la serratura della porta d'entrata scattare e qualcuno rincasare. Non si curò di chiedere chi fosse, tanto il nuovo arrivato sarebbe dovuto cmq passare davanti al soggiorno per poter salire al piano di sopra. Ed infatti pochi attimi dopo sull'uscio della porta comparve Unsui, intento a levarsi la giacca.
Questo spostò lo sguardo verso il divano notando che la tv era accesa.
"Oh, sei già tornato vedo..."
Agon sentendo la voce del gemello si sollevò un poco a sedere per lanciargli un’occhiata, leggermente perplesso dal vederlo rincasare dopo di lui.
“Ohi, Unko-chan, che diavolo sei andato a fare?” domandò non facendo neppure caso al commento dell’altro.
Unsui lo fissò alcuni istanti e poi scrollò le spalle.
“Sono uscito per andare un attimo al conbini”
L’altro gemello aggrottò la fronte chiedendosi che cosa avesse dovuto comprare di tanto urgente da dover andare al conbini a quell’ora, ma sembrò decidere alla fine di non volersi impegnare più di tanto sulla questione, limitandosi quindi a sbuffare e scrollare le spalle mentre tornava sdraiato sul divano e perdere interesse per l’altro.
Unsui appese la giacca sull'apposito appendiabito vicino alla porta e poi lo guardò con aperto rimprovero questa volta.
"E' tardi e conoscendoti sarai mezzo ubriaco...ti conviene andare a dormire presto o domani agli allenamenti non combinerai nulla di buono."
Il rasta sbuffò con fare palesemente irritato alle parole del gemello.
“Non sono come voi altri io” precisò anche se spense comunque la tv e si alzò in piedi stiracchiandosi un poco le braccia. Unsui roteò gli occhi sentendo una delle solite frasi da repertorio del fratello.
"Fai come ti pare, io ti ho avvertito..." incamminandosi poi al piano superiore per andare in camera sua.
Agon lo osservò mentre si allontanava e inarcò un sopracciglio, aveva la vaga impressione che qualcosa non gli tornasse nell’atteggiamento del fratello, ma la sgradevole sensazione di non riuscire bene a focalizzare di cosa si trattasse.
Con uno sbuffo irritato alla fine decise di seguirlo per andare anche lui nella propria camera.


Il giorno seguente gli allenamenti rientrarono nella norma. Agon, nonostante la leggera sbronza della notte passata, aveva fatto di tutto per mettersi in risalto e sfoggiare in faccia agli altri, che ormai non ci facevano più caso, la sua immensa bravura mentre Unsui seguiva metodicamente i suoi esercizi per migliorare e non essere mai di peso al fratello e alla squadra, non possedendo lui il genio dell'altro.
E visto che si rientrava nella giornata tipo, fuori da scuola si era piazzata un auto lussuosa con alla guida una donna...ovviamente in attesa che il quarterback uscisse dal cancello.
Anche se Agon si era comportato come il solito egocentrico sociopatico che era per tutta la giornata, ancora aveva quel pungolo strano ogni volta che adocchiava il gemello, come se gli mancasse un pezzo fondamentale del puzzle. Fu quindi estremamente felice di vedere una delle ragazze che aveva abbordato di recente quando finirono gli allenamenti, almeno avrebbe potuto distrarsi come si doveva.
Unsui era poco dietro al fratello quando scorse la vettura e la sua espressione si incupì per un attimo, poi sospirò rassegnato.
"Non mi sembra neanche il caso di chiedere dove andrai..." scuotendo il capo "Vedi solo di tornare a casa in uno stato e ad un'ora decente."
Non disse ne fece altro. Niente sguardo pieno di disapprovazione. Niente rimproveri...lo stava lasciando andare senza dire nulla o tentare di fermarlo ma uno sguardo attento poteva scorgere una punta di tristezza sul suo volto.
Agon fissò il fratello a quelle parole, nuovamente irritato senza sapere perché. Ora si sentiva come se oltre a mancargli un pezzo del puzzle ne avesse appena perso un altro che in realtà pensava di aver già sistemato al suo posto. Non era normale, non era per nulla normale che Unsui lo lasciasse andare senza neppure un minimo di ramanzina.
“Si può sapere che diavolo hai?” domandò aggrottando la fronte.
"In che senso?" chiese l'altro fissandolo con espressione ora perplessa.
“Non lo so...tu...” Agon si irritò ulteriormente non trovando un modo per spiegare quella sensazione che provava. Alla fine sbuffò seccamente e decise di lasciar perdere, voltando le spalle al fratello e dirigendosi verso la ragazza che lo aspettava senza aggiungere altro, mentre in testa sua continuava a tentare di capire cosa ci fosse che non andava.
Unsui lo fissò alcuni istanti e poi si voltò anche lui per incamminarsi lungo la strada.
"Ci vediamo dopo a casa...divertiti..." lo salutò avviandosi nella direzione opposta in cui era rivolta l'auto.
Agon gli lanciò un’altra occhiata a quell’ultima parola, accigliandosi leggermente chiedendosi che cosa maledizione stesse passando nella testa del gemello, per poi aprire la portiera della macchina. Stava per entrare quando gli parve di sentire il cellulare di Unsui suonare, lanciò nuovamente un’occhiata nella sua direzione, ma ormai era già lontano.


Per tutto il pomeriggio Agon non riuscì a levarsi quella sensazione fastidiosa che continuava a pungolarlo. Il fatto che non riuscisse ad inquadrarla non lo aiutò certo a migliorare il suo malumore e alla fine persino la ragazza con cui stava gli risultò irritante. Decise così di tornarsene a casa prima inventandosi una balla qualsiasi da propinare alla tipa e una volta rientrato scoprì che DI NUOVO la causa della sua agitazione era assente.
Ok, sì, non sapeva perché ma la cosa stava cominciando ad irritarlo seriamente...
Nuovamente andò a piantarsi sul divano, accendendo la tv giusto per far finta di avere un motivo per stare lì, ma tenendo l’orecchio teso a sentire quando l’altro sarebbe rientrato.
Unsui rincasò una ventina di minuti più tardi con addosso ancora la divisa scolastica. Fuori era tramontato da poco il sole, quindi non era affatto un'ora tarda per rincasare, soprattutto rispetto agli orari di Agon ma di certo era insolito per il ragazzo fermarsi fuori così a lungo senza la compagnia del fratello o dei compagni di squadra.
Fu leggermente sorpreso di sentire il televisore andare in soggiorno e per un attimo si domandò se i suoi fossero tornati a casa prima del previsto, prima di ricordarsi che avrebbero fatto tardi per via di una riunione...ciò non lasciava che un'unica possibilità.
"Agon...come mai già a casa?" chiese quasi sorpreso.
Quando la porta si era aperta, Agon non aveva distolto lo sguardo dalla tv, ma il suo corpo si era irrigidito come se improvvisamente fosse scattato sull’attenti.
Sentendo poi la voce del fratello rivolgergli quella domanda si girò a fissarlo per un istante senza parlare. Lo osservò come se lo stesse analizzando centimetro per centimetro, ed infine gli rispose.
“Mi annoiavo e quella tipa era irritante” replicò senza precisare che in realtà probabilmente l’aveva trovata irritante solo perché lui era già stato irritato fin da principio “E tu? Dove sei andato?” domandò assottigliando un poco lo sguardo mentre sentiva di nuovo quel pungolo fastidioso.
"Io?" inarcando un sopracciglio perplesso non rispondendo subito alla domanda "Sono stato in biblioteca...e visto che pensavo avresti fatto tardi mi sono fermato a mangiare qualcosa fuori...non avevo voglia di cucinare per uno..."
Agon lo fissò per tutto il discorso anche se stava seguendo solo vagamente la spiegazione, non sapeva perché ma qualcosa gli dava, come se si fosse aspettato che a prescindere dall’ora in cui fosse trovato si aspettasse che il gemello fosse a casa prima di lui per aspettarlo.
“Non è che te ne sei andato in giro pure te con qualche tipa eh?” domandò poi però esibendo uno dei suoi soliti sorrisi strafottenti “Guarda che TU devi studiare per andare bene a scuola”
"I miei voti sono sempre ottimi, grazie per la preoccupazione...ma dovresti pensare più ai tuoi...genio o non genio ad andare in giro a perdere tempo potrebbero abbassarsi..." storcendo le labbra, rispondendo quasi irritato.
Agon fece un vago gesto della mano come a dire che lui non aveva di quei problemi e spense la tv andando da lui e piantandoglisi di fronte. Lo fissò senza dire una parola per qualche istante e nuovamente sentì quella sensazione fastidiosa.
“Sei proprio sicuro di non avere nulla te?” domandò di punto in bianco cercando di riprendere il discorso di quel pomeriggio anche se non sapeva neppure bene lui dove stesse cercando di andare a parare.
Unsui piantò lo sguardo nel suo incrociando le braccia.
"E che cosa dovrei avere sentiamo?"
Agon lo fissò nuovamente, aggrottando la fronte perché non lo sapeva neppure lui bene cosa non andasse, ma sentendo che ‘qualcosa non andava’.
“Non lo so, è che non...” si bloccò incrociando anche lui le braccia al petto e non sapendo come continuare il discorso: come si faceva a dire al proprio gemello che si era irritati perché gli sembrava che l’altro fosse meno...uhm...presente del solito?
Unsui lo continuò a fissare alcuni istanti in attesa che completasse la sua risposta ma vedendolo silenzioso, sospirò.
"Hai già cenato o devo prepararti qualcosa?"
A quella domanda Agon annuì, mentre lentamente il suo viso assumeva più un’aria seccata che irritata: aveva la vaga impressione di stare cominciando a capire quale fosse il proprio problema, e la conclusione a cui stava pervenendo non gli piaceva per nulla.
Unsui allora scrollò le spalle.
"Ok...allora mi cambio e torno...c'è qualcosa di interessante in tv sta sera?"
“Bah, la solita roba” replicò Agon di rimando stringendosi nelle spalle, per poi stiracchiarsi di nuovo con aria annoiata, cercando di ignorare quel fastidiosissimo pungolo che tentava di farsi notare nella sua testa di tanto in tanto.
Unsui rispose di trovare un film decente mentre spariva al piano di sopra per togliere la divisa ed indossare degli abiti più comodi. Una volta sceso si preparò velocemente un panino e si andò a sedere accanto al fratello sul divano, con un'aria decisamente più composta di quest'ultimo. Agon mise il film che gli sembrava meno peggio tra quelli trasmessi, e quando Unsui gli si sedette accanto lo fissò un istante con la coda dell’occhio. Lentamente un ghignetto gli piegò le labbra e gli si stravaccò contro, usandolo in parte come cuscino in parte come appoggio.
“Visto che ti faccio compagnia, renditi utile, Unko-chan” disse divertito.
"Ed il tuo ‘rendermi utile’ consiste nel farti da divano io stesso?" fissandolo con aria leggermente divertita e ormai rassegnata "Cerca però di lasciarmi mangiare in santa pace o potrebbero rimetterne i tuoi adorati capelli" minacciandolo col panino.
“Esattamente, sei più comodo te di questi quattro cuscini” Agon commentò di rimando con fare vagamente petulante. Quando poi viene ‘minacciato’ col panino, per tutta risposta afferra il polso di Unsui, bloccandoglielo, e si allunga ad azzannarne un pezzo per poi lasciarlo nuovamente andare.
Unsui sbuffò.
"Se hai ancora fame fattene uno, questo è mio..." scostandolo dalle fauci del gemello per prenderne lui un morso.
“Ma questo è più a portata di mano, per farmene uno mio dovrei arrivare fino in cucina” ghignò nuovamente Agon ma lasciandogli mangiare il resto del panino più o meno in santa pace, limitandosi a pungolarlo e dargli fastidio di tanto in tanto.
Passarono così un'oretta a guardare uno stupido drama sentimentale, accompagnato dai continui commenti ironici di Agon che lo trovava estremamente divertente. Ad un certo punto una musica, che non proveniva dal televisore, iniziò a farsi sentire nella stanza.
Sentendo quella musica risuonare per la stanza, quest’ultimo aggrottò un po’ la fronte per poi riconoscere la suoneria del cellulare del fratello.
“Ehi, chi ti chiama a quest’ora Unko-chan? Ti sei fatto la ragazza senza dirmi nulla?” domandò con aria divertita anche se avvertì per l’ennesima volta quel malefico e fastidiosissimo pungolo tornare a pieno regime contro un angolo della sua mente.
Unsui inarcò un sopracciglio perplesso sentendo il suo cellulare suonare. Lo estrasse dalla tasca della felpa in cui stava ed osservo il nome sul display...rimase a fissarlo giusto un secondo prima di scostare il fratello e alzarsi.
"E' un compagno di scuola...vorrà sapere qualcosa sugli esercizi di matematica per domani...rispondo e torno subito" disse allontanandosi verso la cucina per non disturbare il fratello e non essere infastidito da lui.
Vedendolo allontanarsi, Agon inarcò un sopracciglio: ok, no, non era per nulla convinto da quello che gli aveva appena detto il gemello, specie non ora che aveva appena valutato la possibilità seppur remota che quest’ultimo si fosse fatto una ragazza. Per un istante valutò la situazione, fissando nella direzione in cui si era eclissato Unsui, quindi, essendo il bravo gemello che era e volendo controllare che non si fosse fatto abbindolare da qualche divoratrice d’uomini, decise che per il suo bene poteva anche sacrificarsi ed andare a origliare la sua conversazione.
Nonostante i suoi sforzi, però, non riuscì a recepire un granchè visto che Unsui aveva chiuso la porta quasi si aspettasse un simile comportamento da parte del fratello. Gli sembrò però di intuire che si era dato appuntamento per domani al termine degli allenamenti con il suo misterioso interlocutore.
Ancora sentendosi vagamente nervoso – e ora anche un tantino irritato – decise che il giorno dopo avrebbe dato una sbirciatina alla persona con la quale il suo gemello si sarebbe dovuto incontrare...sempre per il suo bene ovviamente. Soddisfatto della propria decisione, sgattaiolò nuovamente in salone e si risistemò sul divano aspettando che Unsui tornasse, come se non avesse fatto altro che annoiarsi guardando la tv in sua assenza.


Come previsto da Agon, grazie al suo origliare, al termine degli allenamenti Unsui salutò i compagni di squadra ed avvertì il fratello che avrebbe fatto una deviazione verso una libreria per ritirare un libro che aveva ordinato qualche tempo fa, prima di avviarsi da solo fuori dalla scuola. Una volta che si fu allontanato a sufficienza da non notare quello che l’altro stava facendo, Agon si mise a seguirlo stando attento a non dare nell’occhio. Per tutta la mattinata e gli allenamenti, una parte della sua mente aveva continuato a rimuginare sulla misteriosa persona che il suo gemello doveva incontrare, arrivando però ad un punto morto quando si era reso conto che senza sapere di chi si trattasse non poteva pianificare nulla di concreto, e decidendosi alla fine che avrebbe valutato se quella persona meritasse di avere il muso spaccato da lui o meno solo quando avrebbe visto come giravano le cose tra lei ed Unsui.
Unsui da parte sua non aveva mentito. Si fermò infatti in una libreria a ritirare il suo ordine, solo che una volta fatto ciò non si diresse verso casa come avrebbe dovuto fare bensì continuò nella direzione opposta per giungere dopo qualche minuto davanti ad un bar particolarmente carino, nel quale entro subito dopo.
Quando Unsui si era fermato alla libreria per un attimo Agon era rimasto incerto – sì, persino i geni a volte diventano incerti – ma quando l’aveva visto uscire e dirigersi nella direzione opposta a quella che avrebbe dovuto seguire, si insospettì nuovamente e una smorfia gli piegò il viso mentre tornava a pedinarlo. Quando poi entrò in quel bar ‘maledettamente e disgustosamente carino’, come la sua mente decise di denominarlo, si appostò dall’altra parte della strada in una posiziona tale da non essere visto ma poter comunque controllare l’altro attraverso l’ampio vetro che dava sulla strada.
Dalla sua postazione strategica potè così vedere Unsui avvicinarsi ad un tavolo occupato da una ragazza, una moretta piuttosto graziosa che non aveva mai visto prima ed appartenente ad un istituto femminile piuttosto rinomato o almeno così gli sembrava dalla divisa che indossava. Questa alla vista del ragazzo sorrise e gli fece cenno di accomodarsi.
Un suono simile ad un ringhio irritato fece per uscire dalle labbra del rasta, ma Agon riuscì a fermarlo in tempo, troppo impegnato com’era a fissare la tipa studiandola con fare clinico mentre assottigliava lo sguardo.
Vide il fratello ordinare da bere e trascorrere una buona mezzora a parlare con la ragazza, sorridendo con un'aria rilassata che non gli aveva mai visto prima. Lo vide pagare per entrambi ed avviarsi fuori dal bar assieme a lei, incamminandosi lungo il marciapiede verso una destinazione a lui sconosciuta.
Agon continuò a fissarli mentre si allontanavano e decise nuovamente di seguirli, sentendosi irritato come non dovrebbe essere perché intanto, per prima cosa aveva avuto conferma che Unsui gli aveva mentito, ed in secondo luogo non aveva ancora idea di che rapporti scorressero tra quei due.
A dire il vero una parte della mente di Agon gli fece anche candidamente notare che parte della sua irritazione era dovuta anche al fatto che apparentemente il suo gemello non si fidava a sufficienza di lui da rendergli noto quando usciva con ragazze sconosciute, ma fu prontamente ignorata quando si rese conto che i suoi pensieri stavano deragliando in lidi decisamente troppo pericolosi.
Agon lì seguì fino ad un quartiere pieno di locali, alcuni dei quali notturni e quindi ancora chiusi vista l'ora (alcuni dei quali conosceva pure), e con sua enorme sorpresa vide Unsui entrare in uno dei love hotel assieme alla ragazza.
Ok, qualcosa ora davvero non gli tornava, da quando Unsui, il suo moralmente fin-troppo-tedioso fratello, frequentava love hotel?! Nuovamente il suo viso si piegò in una smorfia mentre si fermava davanti l’entrata, scrutandola con fare irritato e cercando di decidere sul da farsi. Per un istante valutò la possibilità di andare a riprendersi suo fratello seduta stante, ma l’idea dell’incazzatura stratosferica che probabilmente avrebbe preso il suo gemello nonostante tutta la sua santa pazienza, lo fece desistere, facendolo optare per una soluzione che, sebbene lo irritasse notevolmente perché implicava lasciare Unsui nelle grinfie di quella lì, era quella meno rischiosa da intraprendere. Fu così che si avviò nuovamente per la strada, tornando in dietro con l’intenzione di attenderlo a casa e fargli un terzo grado come si deve una volta che fosse tornato.


Unsui tornò a casa un'ora circa dopo il fratello. Dal suo aspetto non si sarebbe mai detto che era appena tornato da un love hotel.
"Sono tornato!" avvisò ad alta voce prima di avviarsi verso le scale per portare nella sua stanza la borsa e cambiarsi.
Agon era stato quell’intera ora ad attendere l’altro muovendosi in camera propria come un animale in gabbia, sentendosi addosso un misto di nervoso, agitazione e qualcos’altro che non sapeva come definire. Quando finalmente sentì il proprio gemello rientrare, percorse velocemente lo spazio che lo sperava dalla porta ed uscì in corridoio bloccando il passaggio all’altro.
“Beh, chi era la tipa con cui sei uscito?” domandò senza mezzi termini: non aveva davvero testa per andare per il sottile...e d’altra parte andare per il sottile non era nel suo stile.
Unsui lo fissò sorpreso alcuni istanti, non aspettandosi di trovarselo davanti così di colpo. Poi registrò quello che gli aveva appena chiesto e si scurì leggermente in volto con un vago senso di disagio.
"Non so di cosa stai parlando..."
Sentendo quella frase Agon assottigliò lo sguardo: era una cosa tanto seria da portare l’altro a mentirgli? Era il suo gemello maledizione, Unsui non dovrebbe mentirgli, non dovrebbe mai farlo...
“Allora ti rinfresco la memoria...” replicò avvicinandosi al gemello di un passo “...chi è la tipa con cui ti sei imbucato in un love hotel questo pomeriggio?”
Unsui sgranò gli occhi.
"Tu come fai a..." ma si bloccò di colpo dandosi dello stupido per aver tacitamente ammesso la cosa e distolse lo sguardo dal fratello con aria colpevole.
Sentendo quelle parole Agon assottigliò ulteriormente lo sguardo, fissandolo irritato per alcuni istanti. Poi però notò lo sguardo colpevole del gemello e sbuffò appena.
“Senti...a me non interessa con chi te la fai o con chi non te la fai..” cominciò tenendo d’occhio il viso di Unsui per vedere come sta reagendo alle sue parole “...solo...maledizione, non devi mentirmi per roba del genere! Sono il tuo gemello, non un idiota! Se l’avessi saputo prima piuttosto ti avrei fatto le mie felicitazioni per essere riuscito finalmente ad uscire dal circolo dei vergini...” concluse in quello che secondo lui sarebbe dovuto essere un discorso rassicurante ma che per qualche motivo era finito col terminare in modo strano.
Unsui fece una leggera smorfia, quasi le parole del fratello gli risultassero tutt'altro che incoraggianti.
"Grazie...molto gentile da parte tua...di certo non sono come qualcun altro di mia conoscenza che va in giro a vantarsi orgogliosamente di quale nuova ragazza si è portato a letto all'ultima festa.....è qualcosa che riguarda solo me e trovavo di cattivo gusto rivelarlo come avresti fatto tu" disse cercando di aggirarlo per arrivare alla porta della sua stanza "Ora se non ti dispiace vorrei andare a cambiarmi..."
“Ma sei il mio gemello, è ovvio che ti dica queste cose!” esclamò Agon bloccandogli di nuovo la strada “E poi voglio solo sapere chi è quella tipa, tu sei ancora poco pratico ed inesperto in quanto a donne, voglio solo controllare che quella non se approfitti” aggiunse imbronciandosi appena, perché almeno sul fatto di non voler vedere suo fratello adescato dalla prima che passava era sincero: per quanto fosse uno stronzo, era uno stronzo che ci teneva a suo fratello.
"Non sono fatti tuoi." rispose l'altro irrigidendosi leggermente e scoccandogli un'occhiataccia "Non ho bisogno dei tuoi consigli da esperto."
“Sono affari miei invece!” replicò Agon di rimando avvicinandosi ulteriormente ed afferrandolo per un polso “Sono tuo fratello, si suppone che io mi prenda cura di te!” esclamò anche se non sapeva bene neppure lui da dove gli fosse uscita quell’ultima affermazione...ma scoprendo che un angolino della propria mente la trovava stranamente piacevole.
A quell'affermazione Unsui sembrò rilassarsi leggermente ma la sua espressione rimase comunque piuttosto cupa.
"Sono in grado di prendermi cura di me stesso, grazie...e Kaori-chan non è tipo da approfittarsi delle persone, credimi."
Sentendo quelle parole Agon non seppe se sentirsi meglio o peggio.
“Oh, ecco...se lo dici tu...” scrutando il gemello mentre un’espressione incerta gli attraversava il volto “Beh...state insieme ufficialmente dunque?” aggiunse poi sempre senza lasciare andare il polso dell’altro e con un tono per cui sembrava avesse appena inghiottito qualcosa di particolarmente poco piacevole.
Unsui allo sguardo indagatore del fratello scostò il volto di lato assumendo un'espressione strana ed indecifrabile.
"Continuo a dire che non sono affari tuoi...."
Agon continuò a studiarlo ancora qualche istante ed avvicinò il viso al suo per poterlo fissare negli occhi.
“E io continuo a dire che voglio saperlo” disse piano, con voce stranamente cauta.
"Se ti dicessi di sì, che stiamo assieme...tu che faresti eh?" voltandosi finalmente verso il fratello e fissandolo con aria determinata.
Vedendo lo sguardo dell’altro, Agon si mordicchiò inconsciamente l’interno del labbro, abbassando lo sguardo: si sentiva confuso, irritato, spazientito, geloso, e una miriade di altre cose tutte insieme.
“Io...” cominciò senza sapere come avrebbe terminato la frase “...io non voglio!” sollevando di scatto la testa a fissarlo con altrettanta determinazione negli occhi “Non voglio che tu stia bene con lei! Non voglio che tu guardi qualcun altro che non sia io! Non voglio che tu pensi a qualcun altro che non sia io! Voglio che tu guardi me e me soltanto” continuò afferrandogli anche l’altro polso ed alzando un poco la voce senza rendersene conto “Voglio che tu sia mio e di nessun altro!”
Unsui lo fissò con espressione a dir poco sorpresa non aspettandosi di certo una simile risposta. Si sarebbe aspettato di più uno scatto d'ira, qualche insulto e qualcosa del tipo "Bene, scordati che io mi preoccupi ancora di te!" o simili. Di certo non quello.
"C-Cosa stai dicendo....?"
“Sto dicendo che non voglio nessuna ‘tipa’ intorno a te!” replicò Agon facendosi più vicino fino ad avere il volto a poca distanza da quello del fratello “Sto dicendo che non voglio nessun altro intento ad attirare la tua attenzione, sto dicendo che il tuo unico interesse devo essere io soltanto...” e quando finalmente sentì nuovamente quella parte irritante della propria mente, pungolarlo a pieno regime, questa volta non si degno neppure di azzittirla e si protese a baciare l’altro sulle labbra.
Unsui si irrigidì, sconvolto dall'azione del fratello e combattuto da due istinti contrastanti. Quello che stava facendo era sbagliato...erano fratelli! E due fratelli non dovrebbero di certo baciarsi...per di più erano due ragazzi. Ma nonostante la parte razionale di lui gli stesse dicendo questo, esitò alcuni istanti prima di cercare di divincolarsi.
"Agon...smettila..." mormorò contro le sue labbra.
“No...” replicò solamente il suo gemello, prima di tornare con le labbra sulle sue “...non ti lascerò andare via da me, sei mio e solo mio...” mettendosi a succhiargli il labbro inferiore, avendo ormai completamente ingabbiato la propria parte razionale.
"Non puoi...dannazione.....non puoi farmi questo...." disse cercando ancora di svicolare dalla presa del fratello per liberarsi.
Vedendo che stava ancora tentando di liberarsi, Agon non lasciò andare la presa, tenendolo bloccato dove si trovava.
“Posso, perché voglio e perché sono io” replicò anche se il suo tono si era abbassato un poco mentre avvicinava il viso di nuovo a quello del gemello. Questa volta però non sfiorò le sue labbra con le proprie, ma si limitò ad appoggiare la guancia contro la sua mentre faceva scivolare le braccia intorno alla sua vita, tenendolo stretto a sé con fare vagamente possessivo.
Unsui strinse tra le dita il tessuto della sua maglia, come se fosse indeciso se tenerlo a sé o allontanarlo.
"Dannazione Agon...non capisci che è sbagliato!? Siamo fratelli! Non possiamo...cerca di capire lo sforzo che sto facendo!"
Nonostante le sue parole, il gemello non lo lasciò andare, continuando a tenerlo stretto a sé.
“Allora smettila di sforzarti” replicò spostando il viso in modo da avere la fronte poggiata a quella di Unsui e poterlo guardare negli occhi “Non ho intenzione di lasciarti andare, è meglio che ti rassegni all’idea...” concluse con un sorrisetto allungandosi a dargli una leccata veloce sulle labbra. Unsui lo guardò male.
"Perchè proprio ora?" gli chiese, anche se da Agon non si aspettava di certo una risposta razionale. Suo fratello non capiva lo sforzo che aveva fatto nell'ultimo anno per tenere nascosti i sentimenti che provava nei suoi confronti...sentimenti sbagliati. Aveva ingoiato la gelosia che aveva provato quasi quotidianamente nel saperlo in giro a qualche festa e con qualche nuova ragazza convincendosi che era meglio così...ma ora che gli metteva davanti la tentazione su un piatto d'argento come poteva resistere?
Sentendo quella domanda, il viso di Agon si contrasse in una piccola smorfia nel ricordare la ‘tipa’ con cui aveva visto il gemello.
“Perché...quando ti ho visto con quella tipa...ho avuto davvero il desiderio di farle del male...” cominciò “Perché quando ti ho visto entrare in quel maledettissimo love hotel con lei ho avuto la malefica sensazione che te ne saresti andato e non ti avrei più rivisto...” stringendolo più forte a sé mentre continuava “Sei mio e di nessun altro. Non ti lascerò più andare” concluse affondando il viso contro il suo collo.
A quelle parole Unsui non potè fare altro che sospirare. Era proprio da suo fratello fare certi ragionamenti egoistici...lui aveva sopportato bene per un anno intero mentre lui al primo allarme dava già in escandescenza.
"Sei uno stupido..."
Agon ebbe un ghignetto contro il suo collo a quelle parole e avvicinò le labbra al suo orecchio.
“No, sono un genio” gli soffio contro per poi mettersi a succhiargli il lobo senza preavviso.
"No, sei decisamente uno stupido..." sospirando ormai rassegnato mente chiudeva gli occhi "Siamo ancora in mezzo al corridoio."
“Uhm-uhm...” fu l’unico mugolio di assenso da parte di Agon, indietreggiando fino ad oltrepassare la porta di camera propria, trascinandosi dietro l’altro sempre con le braccia intorno alla sua vita, e continuando a torturargli l’orecchio. Unsui si lasciò trascinare, consapevole ormai di non poter resistere alle improvvise avance del fratello.
Agon continuò a succhiargli l’orecchio ancora un poco, per poi far scorrere le labbra lungo la sua mandibola fino a tornare sulle sue labbra, leccandole e chiedendo accesso alla sua bocca mentre alla cieca chiudeva la porta a chiave dietro di loro. Questa volta il gemello glielo concesse e socchiuse le labbra per rispondere al bacio...bacio che aveva desiderato spesso nel corso dell'ultimo anno.
Concedendosi un secondo per congratularsi con sé stesso della remissività del fratello ed avvertendo un brivido eccitato corrergli lungo la schiena, Agon fece scivolare la lingua nella sua bocca, intrecciandola con quella dell’altro mentre infilava una mano sotto la sua maglia ad accarezzargli la schiena. Unsui passò le braccia attorno alle spalle del fratello, lasciandosi sfuggire un leggero mugolio nel bacio.
Agon continuò ad esplorare la sua bocca, come se avesse tutta l’intenzione di divorargliela, mentre faceva scorrere le dita sulla sua schiena. Infilò anche l’altra mano sotto la maglia del gemello, ma con questa cominciò a toccargli il petto in gesti voraci: ora che era certo l’altro non avrebbe opposto resistenza, si stava lasciando andare al proprio desiderio di sentirlo gemere ancora. Unsui fremette, non abituato come il fratello a trovarsi in simili situazioni...soprattutto non abituato ad essere il lato remissivo della coppia, come ovviamente era, ma la cosa non gli dispiaceva.
Agon fece scorrere la mano sul petto dell’altro, arrivando finalmente ad un capezzolo e prendendolo tra le dita, torturandolo mentre finalmente lasciava andare la sua bocca. Gli diede un’ultima veloce leccata e poi scese a succhiargli il collo, mentre si premeva un poco contro di lui per farlo avviare verso il letto alle sue spalle. L'altro indietreggiò automaticamente senza protestare, lasciandosi sfuggire un altro gemito quando Agon iniziò a tormentare il suo capezzolo. Quando le sue gambe toccarono il bordo del letto si lasciò cadere indietro, trascinando con sè il fratello e facendolo stendere sopra di sé.
Quando finalmente ebbe Unsui sotto di sé, Agon si concesse un istante per passare il proprio sguardo su tutto il suo corpo con fare meticoloso e l’espressione di un animale a caccia.
“Sei bello” gli disse mormorò sulle labbra, dandoci un morsetto sopra “Ma è ovvio visto che sei il mio gemello” aggiunse con una punta di divertimento mentre portava anche l’altra mano ad accarezzare il capezzolo fino ad allora lasciato a sé stesso.
Quelle stesse labbra che aveva morso si piegarono in una leggera smorfia tra il divertito e l'esasperato.
"Narcisista" disse Unsui socchiudendo gli occhi lasciandosi toccare dalle mani dell'altro.
“Dico solo la verità...” replicò Agon di rimando “...siamo entrambi bellissimi” e senza attendere risposta dal proprio gemello, scese con le labbra su uno dei capezzoli, succhiandolo mentre spingeva il bacino contro quello dell’altro, facendo strusciare i loro sessi ancora imprigionati dalla stoffa dei vestiti. Unsui si inarcò, imitando il gesto del fratello. Poté così sentire la sua virilità premere contro la propria, cosa che mandò una scarica di eccitazione mai provata prima lungo il suo corpo.
Agon continuò a succhiare e mordicchiare il capezzolo del gemello, mentre con le mani lo aiutava a liberarsi della maglia che indossava, per poi farle scorrere sul suo petto fino a raggiungere l’allacciatura dei pantaloni. Unsui lo lasciò fare ma decise di darsi da fare a sua volta per rimuovere i vestiti del fratello, iniziando a sollevargli la maglietta.
Accorgendosi di cosa l’altro stava facendo, Agon interruppe un istante il proprio lavoro per potersi sfilare la maglia e lasciarla ricadere a lato del letto, per poi tornare con le labbra su quelle del gemello mentre finalmente riuscì a slacciargli i pantaloni.
Unsui mugolò nel bacio, tenendolo stretto con un braccio mentre con la mano libera accarezzava quel petto che gli era familiare ma sconosciuto allo stesso tempo. Familiare perchè era l'esatta copia del suo, solo più muscoloso...sconosciuto perchè era comunque la prima volta che lo toccava in questo modo, anche se aveva trascorso molto tempo ad osservarlo di nascosto.
Agon emise un suono di apprezzamento, simile alle fusa di un grosso felino, quando avvertì le dita dell’altro su di sé, e tornò ad intrecciare la lingua con la sua con fare vorace. Le sue mani intanto cominciarono a liberarlo dei pantaloni, approfittando del gesto anche per accarezzargli i fianchi. Unsui sollevò istintivamente i fianchi per permettergli di rimuovere i pantaloni con più facilità, continuando a rispondere al bacio.
Con gesti urgenti, il gemello li fece ricadere accanto al letto insieme al resto dei vestiti una volta sfilatili, per andare con una mano ad accarezzare il sesso dell’altro attraverso la stoffa dei boxer, lo sguardo fisso sul viso di Unsui per vedere la reazione che sarebbe derivata a quel gesto.
Per un istante la mente di Unsui si azzerò, inarcandosi contro quella mano per poter assaporare meglio il suo tocco. Poi un barlume di lucidità lo attraversò, ormai abituato ad avere un forte autocontrollo sul proprio corpo ed i propri sentimenti. Interruppe il bacio e lo fissò con sguardo pieno di desiderio.
"Agon...sei sicuro di quello che stai facendo?" gli chiese, non volendo che il giorno dopo rimpiangesse quello che aveva fatto.
Per un istante Agon non rispose, sbattendo le palpebre perplesso, poi sembrò comprendere quale fosse il problema e non riuscì a trattenere una piccola risata a quella domanda.
“Unko-chan...Unsui” disse fissandolo e chiamandolo per nome intero “Quando mai è capitato che io non sia sicuro di quello che sto facendo?” replicò dandogli un bacio sulle labbra “Io sono perfettamente convinto di ciò che faccio” continuò scendendo nuovamente con le labbra sul suo petto mentre teneva gli occhi fissi in quelli dell’altro “Anche quando sono nel torto sono perfettamente convinto...” scendendo ulteriormente ed infilando la lingua nel suo ombelico “...e io non ho mai torto” aggiunse raggiungendo finalmente la propria metà e dando una leccata al sesso dell’altro attraverso la stoffa dei boxer.
Unsui aprì la bocca per rispondere ma la risposta gli morì sulle labbra nell'anticipazione di ciò che Agon stava per fare.
Dopo aver dato ancora un paio di lappate in quel modo, Agon sfilò i boxer del proprio gemello e un ghignetto provocante gli piegò le labbra mentre tornava con gli occhi ad incatenare quelli dell’altro, il viso a poca distanza dal suo membro. Con un unico gesto lo prese poi completamente in bocca e cominciò a succhiare, continuando a fissare l’altro con fare tra il famelico e l’incantato.
Unsui si leccò le labbra in un gesto di nervosismo a quello sguardo e poi sgranò gli occhi quando si sentì avvolgere dalla sua bocca. Non sapeva se essere sorpreso o meno dall'audacia del fratello, domandansi dove possa aver mai imparato a dare piacere ad un altro uomo, visto che per quanto ne sapesse lui non aveva mai proteso per quelli del suo stesso sesso. Inoltre sapeva che se mai avesse trovato il coraggio di chiederlo gli avrebbe risposto di sicuro qualcosa del genere "un genio come me eccelle anche in queste cose".
Vedendo la sua reazione, l’espressione di Agon si fece divertita mentre continuava il suo operato, volendo eccellere anche in quello per quanto sarebbe potuto risultare ridicolo se l’avesse mai detto ad alta voce. Passò la lingua su tutta la lunghezza, concedendosi qualche istante per torturarne la punta, per poi tornare a prenderlo completamente in bocca mentre con le mani gli accarezzava l’inguine.
Unsui si morse un labbro per zittire leggermente i gemiti, allungando una mano tra i rasta del fratello per seguire i suoi movimenti ed incoraggiarlo.
Quando avvertì la mano dell’altro tra i propri capelli, Agon si concesse un sorriso vittorioso, dando un’ultima lappata alla punta del sesso di Unsui, per poi scendere più in basso, succhiando fino a raggiungere la propria meta e mettersi a leccare tra le natiche del gemello. Questi si inarcò sorpreso dal gesto del fratello, visto che per quanto la sua fantasia fosse sfrenata non aveva mai pensato che il gemello potesse fare una cosa simile.
Agon mantenne il bacino dell’altro ben bloccato sul letto, mentre continuava quello che stava facendo, bagnandolo per bene con la propria saliva e lasciandosi sfuggire di tanto in tanto un morsetto su una natica.
"A-ah...smettila" disse Unsui imbarazzato ai morsetti.
“Smettere? A me non sembra che tu voglia che io smetta” replicò divertito il gemello, sottolineando la cosa strusciando il pollice contro la punta del suo sesso, per poi far scorrere la mano fino a raggiungere la sua apertura, testandola con un dito ma senza ancora penetrarlo.
Unsui provò a scoccargli un'occhiataccia che in quel momento non rendeva davvero l'idea, visto lo sguardo velato di piacere che aveva.
Il ghigno sul volto di Agon si allargò mentre si portava la mano alle labbra, succhiandosi le dita e lubrificando pure quelle, per poi riavvicinarla all’apertura dell’altro e cominciare a far penetrare un dito dentro di lui.
Unsui a quell'intrusione si irrigidì leggermente. Era una sensazione strana ma non dolorosa come avrebbe creduto. Un leggero fastidio si fece però sentire quando Agon, dopo averlo fatto abituare per qualche istante muovendolo nel suo corpo, ne inserì un secondo.
Notando il suo disagio, Agon decise di distrarlo tornando con le labbra sul suo sesso, succhiandone la punta mentre muoveva le dita al suo interno. Quando gli sembrò che si fosse abituato, ne aggiunse anche un terzo, preparandolo ancora per qualche minuto. Una volta che gli sembrò che Unsui fosse pronto al prossimo passo, sfilò le dita e cominciò a slacciarsi i pantaloni, gli occhi puntati sull’altro senza spostarsi di un centimetro dal suo viso.
Unsui gemette quasi contrariato nel sentire le dita sfilarsi dal proprio corpo ma quando sentì la punta della virilità del fratello premere contro la propria apertura socchiuse gli occhi e lo fissò nervoso ed eccitato allo stesso tempo.
Agon si passò la lingua distrattamente sulle labbra, concedendosi un istante per osservare il gemello pronto ad accoglierlo, ed un brivido gli attraversò la schiena. Lentamente cominciò poi a penetrarlo mentre tornava a dargli alcuni baci veloci sulle labbra. Unsui gemette un po’ di dolore, stringendosi saldamente alle sue spalle mentre lo accoglieva dentro di sé. Ma a parte il dolore la sensazione che predominava era l'euforia...finalmente era davvero tutt'uno con Agon, un'unione proibita ma così dolce e desiderata che a questo punto non gli importava più.
Agon respirò a fondo quando fu completamente dentro il fratello, la sensazione di calore che il suo corpo emanava era qualcosa di esaltante ed eccitante...e ne voleva ancora. Con un mugolio basso trattenuto in gola, cominciò a muoversi mentre tornava a leccare le sue labbra con fare più urgente. Unsui ansimò, socchiudendo le labbra per rispondere al bacio. Dopo alcuni attimi in cui si godette quella sensazione di completezza iniziò a sua volta ad oscillare il bacino per andare incontro al fratello.
Ad ogni nuova spinta all’interno dell’altro, Agon sentiva la propria eccitazione crescere ulteriormente, i suoi occhi luccicavano di una luce famelica da predatore, mentre approfondiva il bacio, impossessandosi della bocca dell’altro. Le sue mani scorrevano sul corpo di Unsui finchè una non raggiunse la sua erezione, cominciando a stimolarla in accorgo alle proprie spinte.
Ad Unsui non dispiaceva la possessività di Agon, anzi gli faceva quasi sperare che da quella notte il gemello potesse essere solo suo (anche se non si faceva illusioni). Quando sentì la mano sulla sua virilità si inarcò gemendo, supplicando l'altro con versi indecifrabili di avere di più.
Sentendo i suoni emessi da suo fratello, Agon venne incitato ad aumentare il ritmo, soffocando a sua volta dei mugolii di piacere nella sua bocca. Sentiva l’eccitazione scorrergli in corpo come lava fusa, ed ogni nuovo gemito da parte del gemello non faceva altro che mandargli una nuova scarica lungo la schiena.
Unsui provò a sua volta a dare maggiore piacere al fratello, toccandolo dove poteva con le mani mentre si contorceva sotto di lui.
Agon scese con le labbra sul collo dell’altro, lasciandoci dei segni rossi dove si soffermava a succhiare in posti talmente visibili per cui sapeva che Unsui si sarebbe lamentato...ma in quel momento non gliene importava, se il resto del mondo vedeva quei succhiotti, tanto meglio così, suo fratello era suo e suo soltanto. La foga delle sue spinte crebbe ulteriormente a quel pensiero ed i movimenti della sua mano sul sesso dell’altro fecero altrettanto.
Unsui avrebbe voluto resistere di più, far durare più a lungo quel momento ma il piacere che provava era troppo per resistere oltre. Tendendosi, si svuotò nella sua mano con un gemito roco, stringendo i muscoli attorno alla sua virilità.
Sentendo il proprio gemello venire e stringersi intorno a lui, Agon si lasciò sfuggire un gemito roco per poi spingere dentro di lui un’altra volta ed oltre passare il limite anche lui. Per qualche istante rimase immobile, gli occhi chiusi mentre riprendeva fiato e rimetteva assieme i pezzi di ciò che lo circondava, poi scivolò fuori dall’altra e si accasciò sul letto al suo fianco, un’espressione soddisfatta disegnata sul suo volto.
Unsui fremette nel sentirlo venire nel proprio corpo e provò un'estrema soddisfazione. Socchiuse gli occhi per fissarlo e memorizzare la sua espressione.
Andando a tentoni, Agon allungò una mano a passarla intorno al petto del gemello, tirandolo a sé e stringendoselo contro. I suoi occhi erano socchiusi mentre lo osservava con fare pigro.
“Sei mio...” gli mormorò all’orecchio, strofinandoci poi la guancia contro.
"Mh.....solo se tu la smetti di vederti con tutte quelle ragazze..." mormorò contro la sua spalla.
Agon lo fissò un istante senza replicare, facendo sedimentare la pretesa del gemello: in generale non era avvezzo a stare alle richieste altrui, specie se limitavano la sua libertà d’azione...però...
“...uhn...allora vorrà dire che dovrai abituarti al mio ritmo...” gli concesse baciandolo sulle labbra, non con fare vorace come prima, ma con fare inusualmente tranquillo per il suo standard.
Unsui sbuffò tra l'imbarazzato e l'esasperato.
"So come sei fatto...credo di potercela fare..."
A quella risposta Agon sembrò soddisfatto e non disse più nulla per qualche istante. Dopo quei momenti di silenzio, tuttavia, sollevò lo sguardo nuovamente sull’altro.
“Senti...Unko-chan...ma quella tipa di oggi pomeriggio...?” domandò sentendo nuovamente una puntina di gelosia pungolarlo nel ricordare quello che aveva visto.
Unsui, che si stava rilassando e leggermente assopendo con un sorriso soddisfatto alla promessa di Agon, socchiuse gli occhi e lo fissò prima di scostare un pò lo sguardo colpevole.
"Non è la mia ragazza...è solo un'amica. L'ho incontrata tempo fa in biblioteca e ci siamo messi a parlare e così abbiamo legato...ed il love hotel dove ci hai visto entrare era casa sua...cioè appartiene ai suoi genitori. Doveva restituirmi un libro così sono andato da lei..." borbottò.
Sentendo quelle parole Agon non seppe se sentirsi vagamente offeso perché il gemello gli aveva lasciato credere quello che voleva o se dovesse semplicemente scoppiare a ridere per l’assurdità del tutto. Sicuramente si sentiva sollevato, ed il pungolo fastidioso aveva finalmente deciso di abbandonarlo definitivamente.
“Ooohh, quindi ti ho sverginato davvero in tutti i modi possibili!” esclamò alla fine come se la cosa lo aggradasse particolarmente. Unsui arrossì e d'istinto gli tirò una leggera sberla sulla testa.
"Baka!"


FINE